La Storia del Teatro Marrucino


Il Teatro a Chieti in epoca antica

La Città di Chieti, sin dall'antichità, è stata caratterizzata dalla presenza di imponenti strutture architettoniche adibite e alle rappresentazioni ed agli spettacoli pubblici. Nella Teate Marrocinorum, nome romano della Città, infatti, vennero eretti tra la fine del I secolo a.C. e la metà di quello successivo un Teatro ed un Anfiteatro, conservati ancora oggi in quella che un tempo era l’acropoli. Il Teatro, luogo fisico privilegiato per la diffusione della cultura e per le attività di socializzazione, viene immediatamente identificato come valore fondante della vita della collettività. Per questo, Teate, non meno di altre città delle province romane, si era dotata di uno spazio architettonico capace di ospitare spettacoli e manifestazioni ludiche a servizio delle popolazioni.
Tuttavia, la storia degli edifici teatrali costruiti a Chieti in epoca romana seguì le sorti della maggior parte dei Teatri coevi e fu segnata da quel declino che, durante il periodo delle invasioni barbariche, diede inizio ad un lungo periodo di decadenza delle strutture destinate allo svolgimento delle rappresentazioni. Infatti, per tutto il periodo medioevale, gli spettacoli ebbero luogo esclusivamente nelle piazze, nelle Chiese e nelle grandi sale dei palazzi ed i teatri furono completamente abbandonati. In linea con quanto riportato nella storia del teatro italiano, anche nella Città di Chieti l’esigenza di tornare a rappresentare spettacoli in edifici dedicati, costruiti nel rispetto dei criteri dettati dai vari generi, torna ad essere sentita solo in epoca moderna a seguito della nascita del teatro del Cinquecento, caratterizzato da una scena chiusa e delimitata, un palcoscenico per le esibizioni e gradinate per il pubblico.
La Città di Chieti, rinverdendo la propria vocazione culturale, nella seconda metà del XVIII secolo, costruisce un nuovo edificio destinato al teatro: è il cosiddetto Teatro Vecchio, uno dei primi teatri moderni in Abruzzo. Le linee architettoniche dell’edificio e le sue dimensioni originarie restano pressoché ignote, a causa delle moltissime trasformazioni di cui fu oggetto nel tempo e, non ultimo, dei diversi usi ai quali fu adibito. Dalla piantina per le prenotazione dei posti, risalente al 1790, si può tuttavia rilevare come il Teatro comprendesse tre ordini di palchi, una platea e, probabilmente, un loggione. Oggi, di questo edificio, resta solo la facciata, arricchita di graffiti di arte veneziana eseguiti dai soldati che prestarono servizio presso il Distretto militare di Venezia che, nel corso della Prima Guerra Mondiale, fu istituto proprio in quella sede. L’amore e l’interesse della Città di Chieti per la cultura ed il Teatro trovano espressione anche in altre due testimonianze: si tratta della costruzione di due piccoli teatri che, negli stessi anni, furono realizzati a Palazzo Martinetti, ad opera dei Gesuiti, e nell’attuale palestra del Liceo Classico G.B. Vico, ad opera degli Scolopi.

Il Real Teatro San Ferdinando

Agli inizi del XIX secolo si iniziò ad avvertire la crescente esigenza di spazi in grado di rispondere alle nuove necessità della messinscena, alla complessità della produzione lirica e drammatica in fase di fiorente sviluppo e, non ultimo, al crescente numero di appassionati. Il vecchio teatro, data la limitatezza dei posti a disposizione degli spettatori, non era più in grado di rispondere a tali esigenze, così il Decurionato di Chieti deliberò la costruzione di teatro nuovo che venne eretto sull’area della Chiesa di S. Ignazio, sconsacrata già da diversi anni. La progettazione del nuovo teatro venne affidata all’architetto teramano Eugenio Michitelli e la costruzione iniziò nel marzo 1813 e si concluse nel 1817. Il nuovo teatro di Chieti, nel quale ancora oggi ha sede la Deputazione Teatrale Teatro Marrucino, venne intitolato San Ferdinando, in onore a Ferdinando I di Borbone, Re di Napoli e delle Due Sicilie e venne aperto l’11 gennaio 1818 con una sfarzosa festa da ballo e, con la Cenerentola di Rossini, messa in scena qualche giorno dopo, il nuovo teatro di Chieti cominciò la sua lunga attività.






Il Teatro Marrucino

Con la fine del regno e la nascita del Governo unitario, nel giugno del 1861 il teatro di Chieti prese il nome di Teatro Marrucino, in ricordo dell’antica popolazione italica che abitava la città preromana, l’antica Teate. Il prestigio del Teatro Marrucino cresceva negli anni, tanto che dopo dieci anni dall’aperura del nuovo edificio, il Consiglio Comunale, nel 1872, incaricò l’ingegnere Luigi Daretti di Ancona di progettare nuovi interventi per eguagliare con il Teatro e i suoi fasti i grandi centri culturali d’Italia. I nuovi interventi realizzarono un quinto ordine di palchi (il loggione) e la scala d’accesso autonoma alla balconata. Il progetto presentato, tuttavia, impose anche un intervento per dare una nuova forma alla platea. Il compito venne affidato agli architetti Giovanni Vecchi ed Enrico Santuccione che resero la sala semicircolare. Nel 1874 venne commissionata al prof. Luigi Samoggia la realizzazione di un progetto iconografico che rendesse il teatro ancora più prestigioso. Il soffitto della sala teatrale venne, pertanto, decorato con un grande rosone ligneo, ornato da una ghirlanda di fiori e diviso in otto settori, nei quali trovano collocazione altrettante figure femminili, raffiguranti le allegorie delle arti teatrali e della musica. Il rosone è, inoltre, corredato di medaglioni circolari nei quali sono raffigurati, su fondo oro, i profili dei grandi maestri: Goldoni, Pergolesi, Shakespeare, Goethe, Paisiello, Alfieri, Rossini e Verdi. Una volta conclusi i lavori di ampliamento e di decorazione della sala teatrale, nel 1875 il Teatro Marrucino venne arricchito con un sontuoso sipario, realizzato dal pittore napoletano Giovanni Ponticelli. Il soggetto dell’opera è “II trionfo sui Dalmati Partini di Asinio Pollione” uno dei personaggi più illustri della storia antica della Città di Chieti. Il complesso apparato decorativo del Teatro Marrucino vanta anche due sculture in terracotta, opera di Costantino Barbella, poste all’ingresso della platea e dei palchi, raffiguranti due paggi a grandezza naturale.






Il Teatro Marrucino, grazie a questa struttura prestigiosa, divenne negli anni il punto di riferimento per eventi e spettacoli che hanno segnato la storia culturale dell’intero territorio regionale. Le scene del Marrucino furino calcate, infatti, dagli artisti più illustri del panorama culturale italiano a partire da Eleonora Duse, Emma ed Irma Gramatica, Cesco Baseggio, Nicola Rossi Lemeni, Nanda Primavera, per ricordarne solo alcuni, e videro la realizzazione di opere straordinarie tra le quali la prima abruzzese de “La Figlia di Iorio”, messa in scena nel 1904 da Gabriele D’Annunzio.
Il Teatro Marrucino mantenne alta la sua tradizione fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando iniziò un lungo declino che portò alla sua chiusura definitiva, avvenuta negli anni Cinquanta del Novecento e che durò fino al 1972 quando, con la celebre ouverture della Cenerentola di Rossini, eseguita dall’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, diretta dal maestro Pierluigi Urbini, venne inaugurata la stagione moderna del teatro di Chieti.
Sin dal 1818, anno della sua inaugurazione, il Teatro Marrucino ha sempre avuto un cartellone lirico tale da essere considerato punto di riferimento per tutto l’Abruzzo. Negli anni, infatti, sono state rappresentate ben 190 opere e sono state realizzate più di mille serate dedicate ad opere liriche. Grazie a questo impegno portato avanti con tanta efficienza nell'agosto 2001 il Teatro Marrucino venne riconosciuto Teatro Lirico d'Abruzzo con la Legge Regionale n°40/2000 della Regione Abruzzo e, nel 2003, acquisì anche il titolo di Teatro di Tradizione.

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